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martedì 2 giugno 2026

Guida agli In-Ear Monitor - Il Tuo Palco in un Auricolare!

 

Guida agli In-Ear Monitor: Il Tuo Palco in un Auricolare!

Ciao ragazzi! Oggi parliamo del migliore amico di ogni cantante moderno: gli In-Ear Monitor (IEM). Avete presente quegli auricolari strani che vedete nelle orecchie dei grandi artisti durante i concerti negli stadi? Ecco, non servono per ascoltare la partita o l'ultimo tormentone radiofonico, ma sono lo strumento che ha rivoluzionato il modo di stare sul palco. In questa guida, pensata per il vostro presente e il vostro futuro, scopriremo come funzionano, perché vi salvano la vita (e l'udito) e come usarli da veri professionisti. Cuffie su, si parte!

1. Un po' di storia: l'addio alle "Spie" e la rivoluzione del monitoraggio

Fino agli anni '80 e '90, l'unico modo che un cantante aveva per sentirsi sul palco era usare i Wedge, ovvero quelle grandi casse nere a forma di cuneo posizionate a terra davanti a sé, chiamate comunemente "spie". Qual era il problema? Su un palco rock, con il batterista che pesta e i chitarristi con gli amplificatori a palla, il volume generale diventava altissimo. Il cantante, per sentirsi, doveva chiedere al fonico di alzare la sua spia a livelli folli. Il risultato? Un caos infernale, un rischio continuo di fischio distruttivo, il famoso effetto Larsen, e, a lungo andare, seri danni all'udito degli artisti.

La svolta arriva nei primi anni '80 grazie a un ingegnere del suono visionario, Chrysler Lindop, che inventa un sistema radio per trasmettere il monitoraggio direttamente in cuffia a Stevie Wonder. Ma la vera rivoluzione commerciale porta il nome di Jerry Harvey, fondatore della Ultimate Ears. Nel 1995, mentre era in tour con i Van Halen, il batterista Alex Van Halen gli disse che non riusciva più a sentire nulla a causa del baccano sul palco. Jerry si mise al lavoro e creò i primi auricolari in-ear a due vie stampati su misura. Da quel momento il mondo del live è cambiato per sempre: i palchi sono diventati incredibilmente silenziosi e i cantanti hanno finalmente iniziato a sentire ogni minima sfumatura della propria voce.

2. Come funziona il sistema? Cavi, Wireless e Frequenze

Un sistema In-Ear Monitor professionale (specialmente quello wireless, che vi dà totale libertà) è composto da tre elementi fondamentali che lavorano insieme:

1.     Il Trasmettitore, Base): È una scatolina metallica che sta vicino al mixer del fonico o sul lato del palco. Riceve il segnale audio dal mixer e lo lancia nell'aria sotto forma di onde radio.

2.     Il Ricevitore, Bodypack: È la scatolina con le pile e l'antenna che vi agganciate alla cintura o al retro dei pantaloni. Intercetta il segnale radio inviato dalla base e lo trasforma nel suono che arriva alle vostre orecchie. Ha sempre una rotella per regolare il volume generale.

3.     Gli Auricolari: Si collegano fisicamente al bodypack tramite un cavo che passa dietro la schiena e si infilano nelle orecchie.

Tipologia di Sistema

Pro

Contro

Con Cavo (Cablato)

Costo ridotto, zero interferenze radio, qualità audio massima, niente batterie che si scaricano.

Siete legati a un cavo, perfetto per batteristi o tastieristi, meno per cantanti dinamici.

Senza Filo (Wireless)

Libertà di movimento totale su palchi di qualsiasi dimensione, presenza scenica libera.

Costo elevato, rischio di interferenze (interruzioni di segnale), dipendenza dalle batterie.

 

Regola d'oro del wireless: Proprio come per i radiomicrofoni, le frequenze radio sono delicate. Nei sistemi professionali si fa una scansione dell'ambiente prima del concerto per trovare una frequenza libera. E ricordate: usate sempre batterie nuove di zecca ad ogni live!

3. Capsule e Tipologie: Universal vs Custom (Su Misura)

Quando parliamo degli auricolari veri e propri, ci addentriamo in un mondo di altissima precisione. All'interno degli IEM non ci sono i classici altoparlanti delle cuffiette dello smartphone, ma dei minuscoli componenti chiamati Driver ad Armatura Bilanciata, nati originariamente per gli apparecchi acustici, capaci di una definizione chirurgica.

      IEM Universali: Sono quelli che comprate in negozio. Hanno una forma standard e vengono forniti con una serie di gommini in silicone o in schiuma, memory foam, di varie misure. Per farli suonare bene dovete trovare il gommino perfetto per il vostro canale auricolare: se passa aria dal di fuori, perderete completamente le frequenze basse e l'isolamento.

      IEM Custom, su misura: È l'investimento della vita per un cantante. Si va da un audiologo che inserisce una pasta morbida nell'orecchio per prendere il calco esatto del vostro condotto uditivo. Questo calco viene inviato a laboratori specializzati che stampano un guscio in resina acrilica o silicone che si adatta al millimetro solo e soltanto al vostro orecchio. Offrono un isolamento acustico spaventoso, -26dB o più, non si muovono di un millimetro nemmeno se saltate come i matti e il comfort è totale.

 

Quanti Driver servono? Troverete IEM a 1 driver, singolo, a 2 vie, 3 vie... fino a modelli pazzeschi da 8 o 12 driver per singolo orecchio! Per voi cantanti, un ottimo sistema a 2 o 3 driver, dove un driver si occupa dei bassi, uno dei medi e uno degli acuti, è l'ideale per avere calore sulla voce e definizione sul resto della band.

4. Cosa chiedere nel proprio "Mix" (Il Sound Check degli In-Ear)

La cosa più bella degli in-ear monitor è che vi permettono di avere un mix personalizzato, cioè potete decidere esattamente cosa sentire e a quale volume, senza influenzare gli altri membri della band.

Cosa deve sentire un cantante? Ecco la ricetta perfetta per non perdere il controllo:

1.     La propria Voce, al primo posto: Deve essere chiara, presente e ben definita. Chiedete al fonico di aggiungere un pizzico di riverbero, solo nei vostri in-ear, per non avere la sensazione innaturale di cantare dentro una scatola vuota.

2.     Uno strumento armonico di riferimento: Che sia la tastiera o la chitarra acustica, vi serve una guida per le note e gli accordi, altrimenti rischiate di stonare.

3.     Il Click, Metronomo e le Sequenze: Se la vostra band usa basi preregistrate o se suonate a tempo con un metronomo, il "click" sarà presente solo nelle vostre orecchie per tenervi sincronizzati, senza che il pubblico senta nulla.

4.     La batteria, ma non tutta: Vi bastano la cassa e il rullante per il tempo. Non caricate troppo gli in-ear con i piatti della batteria, altrimenti vi stancheranno l'udito dopo due canzoni.

 

L'importanza dei Microfoni d'Ambiente, Ambience: L'unico vero difetto degli in-ear è che isolano così bene da farvi sentire "soli". Non sentite più il pubblico che urla, gli applausi o i compagni di band che vi parlano tra un brano e l'altro. Per risolvere questo "effetto acquario", i fonici bravi posizionano due microfoni sul palco rivolti verso il pubblico e aprono quel suono solo dentro i vostri in-ear. Così vi sembrerà di essere davvero in mezzo alla festa!

5. Preferenze dei Fonici e degli Artisti (Aneddoti dal Palco)

I fonici di sala, quelli che fanno suonare l'impianto per il pubblico, adorano gli artisti che usano gli in-ear. Il motivo? Senza le spie a terra che rimbalzano ovunque, il suono che arriva al pubblico è pulito, cristallino e privo di rientri fastidiosi.

Molti artisti famosi hanno un rapporto di amore/odio con questo strumento:

Bruce Springsteen: Il "Boss" è famoso per aver resistito tantissimo prima di passare agli in-ear. Voleva sentire l'energia grezza del pubblico e delle spie sul palco. Oggi usa un sistema misto: in-ear personalizzati ma con un mix che tiene molto alto il suono d'ambiente per non perdere il contatto con la sua gente.

Beyoncé: Durante i suoi show super coreografati, Beyoncé usa in-ear custom ultraresistenti. Spesso la vedrete fare un gesto tipico: sfilarsi un solo auricolare durante i brani più intimi o quando vuole far cantare il pubblico. È un trucco da professionisti, anche se i medici dell'udito dicono di non farlo, perché l'orecchio rimasto coperto riceve una pressione sonora sbilanciata.

I Metallica: Sul loro palco non vedrete una singola cassa spia. Questo permette loro di avere un palco pulito, enorme, dove possono correre ovunque senza che il suono cambi di un millimetro grazie ai loro fidatissimi sistemi wireless.

6. Regolazioni, Effetti e la Protezione dell'Udito

Oltre al già citato riverbero per rendere la voce naturale, sul mix degli in-ear i fonici applicano sempre un Limiter. Questo è un salvavita fondamentale: se durante il concerto un cavo si stacca facendo un forte rumore elettrico, o se cade un microfono, il limiter blocca istantaneamente il picco di volume, impedendo che vi arrivi una scarica pazzesca direttamente nel timpano.

Ricordate: gli in-ear nascono per proteggervi. Abituandovi a tenere il volume del bodypack a un livello moderato, arriverete a fine concerto senza quel fastidioso fischio alle orecchie, acufene, tipico di chi usa le spie tradizionali ad alto volume.

7. Guida all'uso pratico: come indossarli e gestirli sul palco

Indossare gli in-ear richiede una tecnica precisa, non sono le cuffiette del treno!

1.     Il giro dietro l'orecchio: Il cavo degli in-ear professionali ha una parte semirigida vicino all'auricolare. Il cavo deve passare sopra e dietro il padiglione auricolare, per poi scendere lungo la nuca. Questo evita che l'auricolare cada se date uno strattone col braccio.

2.     Il cursore sulla nuca: Sul cavo c'è un piccolo anello di plastica. Una volta passati i cavi dietro la schiena, stringete il cursore fino alla nuca: bloccherà i fili impedendo che sventolino durante i movimenti.

3.     Il corretto inserimento: Per gli universali, premete leggermente il gommino, se in foam, infilatelo nel condotto tirando delicatamente il lobo dell'orecchio verso l'alto con l'altra mano, e tenetelo premuto per qualche secondo finché non si espande. Per i custom, si inseriscono facendoli ruotare leggermente all'indietro finché non "scattano" in posizione come un pezzo di un puzzle.

4.     Mai un orecchio sì e uno no, se possibile: Togliere un solo auricolare costringe il cervello ad alzare inconsciamente il volume dell'orecchio rimasto coperto per compensare il baccano esterno, annullando l'effetto protettivo. Se vi sentite isolati, chiedete più "ambience" al fonico!

8. Manutenzione: fagli fare una lunga vita

Il nemico numero uno degli in-ear monitor ha un nome preciso: il cerume. Essendo infilati nel condotto uditivo, è normale che si sporchino. Se il cerume ostruisce i minuscoli forellini, i condotti d'uscita dei driver, l'auricolare smetterà di suonare o gracchierà.

Pulizia dopo ogni utilizzo: Nella confezione troverete sempre un piccolo attrezzo con un occhiello metallico o uno spazzolino. Usatelo delicatamente per rimuovere i residui dai forellini tenendo l'auricolare rivolto verso il basso, così lo sporco cade fuori e non dentro.

Asciugatura dal sudore: Durante i live si suda tantissimo. Prima di rimettere gli IEM nella custodia, passateci sopra un panno in microfibra asciutto.

I sacchetti di Silica Gel: Esattamente come per i microfoni, tenete sempre un sacchetto di sali di silicio nella custodia degli in-ear per assorbire l'umidità ed evitare che i circuiti interni si ossidino.

9. Il consiglio del Prof

Ragazzi, la prima volta che indosserete gli in-ear monitor vi sembrerà strano. Sentirete il vostro respiro, i vostri passi e la vostra voce vi sembrerà "dentro la testa". È del tutto normale, si chiama effetto di occlusione. Non scoraggiatevi e non mollateli al primo brano: serve qualche prova per abituarsi, ma una volta preso il ritmo, non potrete più farne a meno. Vi accorgerete di fare molta meno fatica vocale, sarete incredibilmente più intonati e le vostre corde vocali vi ringrazieranno per sempre.

Sperimentate, fate le vostre prove e prendetevi cura delle vostre orecchie... sono lo strumento più prezioso che avete!

Guida ai Microfoni

 

Guida ai Microfoni per Cantanti: Il Tuo Strumento Oltre la Voce

Ciao ragazzi! Se state leggendo questa guida, significa che avete deciso di fare sul serio con il canto. La voce è il vostro strumento naturale, ma quando salite su un palco o entrate in uno studio di registrazione, il microfono diventa la vostra estensione. Saperlo scegliere, usare e "domare" fa tutta la differenza del mondo tra una performance pazzesca e un disastro tecnico. Questa guida vi accompagnerà oggi e vi farà da bussola anche in futuro, ogni volta che avrete un dubbio su quale "gelato" impugnare o come parlare con un fonico senza sembrare degli alieni. Pronti? Viaggio nel suono in 3, 2, 1...

1. Un salto nel tempo: come siamo arrivati fino a qui?

Oggi diamo per scontato di poter amplificare la voce fino a far tremare i muri di uno stadio, ma non è sempre stato così. All'inizio della storia della musica registrata, i cantanti dovevano letteralmente urlare dentro a dei grandi imbuti metallici, i registratori acustici. Se avevi una voce lirica e potente eri avvantaggiato; se avevi una voce sussurrata o intima, semplicemente non potevi fare questo mestiere.

Tutto cambia intorno al 1870, quando inventori come Thomas Edison ed Emile Berliner, sì, gli stessi del fonografo e del grammofono, sviluppano il microfono a carbone. Era rudimentale, gracchiava un sacco, pensate alle vecchie linee telefoniche, ma ha spianato la strada. La vera rivoluzione musicale arriva negli anni '20 e '30 con la nascita del microfono a nastro e dei primi dinamici e a condensatore. Grazie a queste tecnologie nasce il fenomeno dei "Crooners"; artisti come Frank Sinatra o Bing Crosby: per la prima volta si poteva cantare vicino al microfono, quasi sussurrando, creando un'intimità pazzesca con l'ascoltatore.

2. Anatomia del microfono: capsule, tipologie e prestazioni

Non tutti i microfoni sono uguali. Ognuno ha il suo carattere, la sua sensibilità e il suo modo di "ascoltare" il mondo. La parte fondamentale è la capsula, che contiene la membrana che vibra quando viene colpita dalle onde sonore della vostra voce.

Le due grandi famiglie: Dinamici vs Condensatori

Microfoni Dinamici: Sono i carri armati del palco. Funzionano grazie a una bobina mobile immersa in un campo magnetico. Sono robustissimi, non temono le cadute e gestiscono volumi pazzeschi senza distorcere. Hanno una sensibilità minore, il che significa che catturano meno i rumori di fondo dell'ambiente.

Microfoni a Condensatore: Sono i re dello studio. Funzionano tramite una variazione di carica elettrica tra due piastre (una fissa e una mobile). Hanno una sensibilità altissima e una risposta in frequenza estesissima: catturano ogni minima sfumatura, il respiro, l'aria della voce e i dettagli più cristallini. Attenzione: sono delicati e richiedono quasi sempre un'alimentazione elettrica esterna chiamata Phantom +48V che arriva direttamente dal mixer tramite il cavo.

I Pattern Polari: come "sente" il microfono?

Il pattern polare indica da quale direzione il microfono cattura il suono. Conoscerli vi evita di cantare dal lato sbagliato, succede, promesso! o di far fischiare l'impianto.

Pattern Polare

Come funziona?

Migliore utilizzo

 

Cardioide

Cattura il suono principalmente davanti, poco ai lati e zero dietro (ha la forma di un cuore).

Il re indiscusso del live. Isola la voce dai rumori del palco e dalle spie.

Supercardioide / Ipercardioide

Ancora più stretto sul davanti rispetto al cardioide, ma ha una piccolissima zona di ripresa sul retro.

Ottimo per palchi molto rumorosi, richiede però di rimanere perfettamente in asse mentre cantate.

Omnidirezionale

Cattura il suono a 360 gradi, in modo uniforme da ogni direzione.

Ideale in studio per cori, ambienti o nei microfoni "lavalier" (quelli a clip per la TV).

Figura a 8 (Bidirezionale)

Cattura il suono davanti e dietro, rifiutando completamente i lati.

Perfetto in studio per duetti faccia a faccia o per tecniche di registrazione particolari.

Nota sulla sensibilità e prestazioni: Un microfono ad alta sensibilità (condensatore) trasformerà anche un sussurro in un segnale forte. Uno a bassa sensibilità, dinamico, richiederà più spinta vocale o più guadagno, Gain, dal mixer. Non c'è un meglio o un peggio, c'è solo lo strumento giusto per la situazione giusta!

3. Ad ogni situazione il suo microfono

L'ambiente in cui vi esibite cambia completamente le regole del gioco. Ecco una mappa rapida:

Sul Palco, Live: Si usano quasi sempre i dinamici o condensatori palmari speciali molto schermati. Il motivo? Devono resistere ai volumi degli altri strumenti e non catturare la batteria che pesta a due metri da voi.

In Studio di Registrazione: Qui regnano i condensatori a diaframma largo. L'ambiente è acusticamente trattato e silenzioso, quindi vogliamo catturare ogni singola vibrazione e calore della vostra corda vocale.

Radio e TV: In radio vedrete spesso giganti dinamici come lo Shure SM7B, famosi per dare quella voce calda, profonda e "radiofonica", ignorando i rumori dei computer. In TV si usano i lavalier, da giacca, o gli headset, archetti, per lasciare libere le mani.

Cinema e Teatro: Nel cinema si usano i "mezzi fucili", shotgun, microfoni lunghissimi e super direzionali posizionati sui boom, aste telescopiche fuori campo. A teatro dominano i microfoni ad archetto color carne, invisibili o quasi, posizionati vicino alla bocca o attaccati all'attaccatura dei capelli degli attori.

4. Timbro, Voce e Genere Musicale: il match perfetto

Proprio come un vestito, il microfono va provato sulla propria pelle... anzi, sulla propria voce!

Voci acute, graffianti o generi Rock/Metal: Spesso beneficiano di microfoni dinamici per esempio lo Shure SM58 o lo Shure Beta 58A. Questi microfoni smussano un po' le frequenze altissime che potrebbero risultare fastidiose o troppo "taglienti" e reggono la pressione delle urla.

Voci scure, calde, Jazz o Pop intimo: Un bel condensatore a diaframma largo esalta le "punte" di aria, la brillantezza e la definizione, dando l'impressione che il cantante sia vicinissimo all'orecchio di chi ascolta.

Voci liriche: Hanno una dinamica spaventosa. In questo caso si preferiscono condensatori posizionati a una certa distanza, per permettere alla voce di espandersi naturalmente nell'aria prima di colpire la capsula.

5. I segreti delle Star: aneddoti e preferenze particolari

Sapevate che molti artisti famosi sono ossessionati dal loro microfono? E non sempre scelgono quelli più costosi!

Michael Jackson e l'album Thriller: Quasi tutte le voci del disco più venduto della storia sono state registrate con uno Shure SM7, un microfono nato per la radio che all'epoca costava pochissimo rispetto ai classici microfoni da studio da migliaia di dollari. Il produttore Quincy Jones sapeva che quel microfono era perfetto per la grinta e gli "scatti" vocali di Michael.

Freddie Mercury e l'asta "mozza": L'iconica immagine di Freddie che si muove sul palco con mezza asta attaccata al microfono è nata per errore. Durante un vecchio concerto dei Queen nei primi anni, la base dell'asta si ruppe. Invece di fermarsi o farsi cambiare l'asta, Freddie continuò a cantare usandola come elemento scenico. Da quel giorno divenne il suo marchio di fabbrica.

Bono, U2, e il fido Shure SM58: Nonostante gli U2 abbiano budget illimitati, Bono registra spesso le voci dei dischi direttamente nella sala di controllo, e non nella sala di incisione isolata, tenendo in mano un comune Shure SM58 da live, perché ha bisogno di sentire l'energia della band dalle casse come se fosse a un concerto.

6. Cavi, Wireless e l'arte del Sound Check

Come si collega tutta questa roba? Il cavo standard per i microfoni professionali si chiama XLR (o cavo Cannon). Ha tre pin ed è un collegamento "bilanciato": significa che è progettato per eliminare i disturbi elettrici anche su distanze molto lunghe.

Cavo vs Wireless (Senza filo)

Con filo: È la scelta più sicura. Non soffre di interferenze radio, non ha batterie che si scaricano a metà concerto e mantiene intatta la qualità del segnale al 100%. Unico contro: siete legati a un raggio d'azione.

Senza filo, Radiomicrofono: Vi dà una libertà di movimento totale sul palco per ballare e saltare. Funziona tramite un trasmettitore dentro l'impugnatura e un ricevitore vicino al mixer. Richiede però batterie cariche, cambiatele SEMPRE prima di un live, e un controllo attento delle frequenze radio per evitare che il vostro microfono becchi la radio della polizia locale o il microfono del palco accanto.

Il Sound Check: il vostro momento sacro

Ragazzi, il sound check non serve per fare i fighi o per scaldare la voce facendo vocalizzi a caso. È il momento in cui voi e il fonico vi accordate. Durante il sound check dovete cantare esattamente con la stessa intensità, volume e intenzione, che userete durante il concerto. Se sussurrate durante il check e poi urlate durante il primo pezzo della scaletta, manderete l'impianto in distorsione e il fonico vi odierà per il resto della serata.

7. Cosa fanno i Fonici? Preferenze e Regolazioni (Effetti)

I fonici e gli ingegneri del suono amano i microfoni prevedibili e puliti. Molti hanno i loro "standard", come il Neumann U87 in studio o lo Shure SM58 nei live, perché sanno esattamente come reagiscono. Ecco cosa fanno alla vostra voce sul mixer per farla suonare da paura:

Il Gain, Guadagno: Regola il livello di ingresso della vostra voce. Deve essere abbastanza alto da sentire i dettagli, ma non troppo da andare "in clip" (la famosa spia rossa che indica distorsione).

L'Equalizzatore, EQ: Serve a correggere le frequenze. Spesso i fonici applicano un filtro "Low Cut" o passa-alto per tagliare tutte le frequenze bassissime e inutili, i passi sul palco, o i bums dell'asta che impastano il suono. Possono inoltre dare un po' di brillantezza sulle alte o togliere durezza sulle medio-alte.

Il Compressore: È come una mano invisibile che schiaccia i volumi troppo alti e tira su quelli troppo bassi, rendendo la vostra performance vocale omogenea e presente nel mix.

Gli Effetti, Riverbero e Delay: Il riverbero simula lo spazio, una stanza, una chiesa, un palazzetto, e serve a dare profondità, evitando che la voce suoni "secca" e finta. Il delay, l'eco, si usa per dare modernità o enfasi su alcune parole. Regola d'oro: l'effetto deve abbellire la voce, non nasconderla!

8. Manuale di utilizzo: la postura e la gestione sul palco

Potete avere il microfono da 5000 Euro, ma se lo tenete male suonerà malissimo. Ecco le regole d'oro del posizionamento:

1.     La distanza dalle labbra: La distanza ideale per un live pop/rock va dal contatto quasi diretto delle labbra fino a 2-5 centimetri dalla griglia. Se vi allontanate troppo, la voce scompare e il fonico deve alzare il volume, rischiando il Larsen, il classico e fastidiosissimo fischio.

2.   L'Effetto di Prossimità: Più vi attaccate alla capsula del microfono cardioide, più aumentano le frequenze basse della vostra voce. Potete usarlo a vostro vantaggio per dare calore a una frase bassa e sussurrata, ma ricordatevi di staccarvi di qualche centimetro quando aprite la voce sulle note alte e potenti.

3.     Come impugnarlo, No al "Cuppare": Non coprite MAI la griglia del microfono con la mano, tecnica chiamata cupping, tipica dei trapper o rapper alle prime armi. Coprendo la griglia trasformate un microfono cardioide in un omnidirezionale, cambiando la risposta acustica e causando fischi immediati dall'impianto. Impugnate il microfono a metà del manico.

4.     Davanti o dietro le casse? Non camminate mai davanti alle casse principali, PA, dell'impianto con il microfono in mano. Il suono che esce dalle casse rientrerebbe nel microfono creando un cerchio infinito che genera un fischio assordante. Rimanete sempre dietro la linea delle casse.

5.   Uso sull'asta: Quando usate l'asta, regolatela all'altezza della vostra bocca prima di iniziare. Non piegate il collo per raggiungere il microfono, deve essere lo strumento ad adattarsi alla vostra postura corretta. Se dovete staccarlo dall'asta durante il brano, fatelo con decisione ma senza far sentire il "clack" di plastica nelle casse.

9. Manutenzione e Cura: trattalo come un tesoro

I microfoni sono strumenti di precisione. Trattateli male e vi abbandoneranno nel momento del bisogno.

Attenti all'umidità, La saliva: Cantando, sputiamo inevitabilmente minuscole goccioline di saliva. Nei microfoni live la griglia metallica svitabile ha all'interno una spugna che ferma l'umidità. Periodicamente questa spugna va tolta, lavata con acqua e sapone neutro, lasciata asciugare benissimo e rimontata. In studio, usate SEMPRE il Pop Filter,quella calza tonda che si mette davanti al microfono: protegge la capsula sensibilissima a condensatore dalla saliva e attenua le consonanti occlusive, le "P" e le "B" che creano fastidiosi colpi d'aria.

Custodia obbligatoria: Quando avete finito di usarlo, non lasciatelo sulla scrivania a prendere polvere, la polvere è nemica delle capsule. Riponetelo sempre nella sua borsa morbida o nella sua valigetta rigida, magari inserendo un sacchettino di gel di silice, silica gel, per assorbire l'umidità residua.

Evitate gli shock termici: Passare dal bagagliaio freddo della macchina d'inverno al locale riscaldato e umido crea condensa all'interno. Lasciate al microfono il tempo di "acclimatarsi" nella sua custodia prima di collegarlo.

10. Ultimi consigli da tenere a mente

Prima di chiudere, tre pillole di saggezza da portare sempre con voi:

Il microfono non fa miracoli: Se l'intonazione o l'emissione non sono corrette, il microfono si limiterà ad amplificare un errore. Lavorate prima sulla tecnica vocale in aula!

Provatene tanti: Non comprate un microfono solo perché lo usa il vostro cantante preferito. Ognuno ha una forma del canale vocale e delle frequenze uniche. Quello che suona divino su di me, potrebbe suonare spento su di voi.

Il microfono è vostro amico: Imparate a giocarci, a muovervi con lui, a considerarlo parte della vostra coreografia e della vostra espressione emotiva.

Buon canto a tutti, fate sentire la vostra voce!